Prevenzione e cura delle malattie cardiovascolari

Insufficienza Mitralica: Insufficienza mitralica

EPIDEMIOLOGIA DELL' INSUFFICIENZA MITRALICA

 

Tracciare il quadro epidemiologico di una malattia non è mai impresa facile per la difficoltà nel reperire fonti sicure dalle quali trarre la reale incidenza della affezione morbosa in oggetto, sia come morbilità che come mortalità. Le difficoltà sono legate alle fonti utilizzate, ai criteri di diagnosi, all'acquisizione dei dati, alla classificazione delle cause di morte, alla politica ospedaliera, ed alla tipologia della casistica (pazienti operati, osservazione autoptica, osservazione epidemiologica).

 

1. Premesse storiche

A partire dalle tavole anatomiche di Leonardo, ci sono voluti circa 5 secoli per fare chiarezza sulla epidemiologia della valvulopatia mitralica. Il concetto che l' insufficienza mitralica fosse esclusivo appannaggio della malattia reumatica è durato per molto tempo. Solo nel 1930 Hope e Williams associarono un caso di insufficienza mitralica alla concomitante presenza di rottura di corde tendinee. La prima vera e propria indagine epidemiologica su larga scala è stata fatta nel 1917 al momento dell'entrata degli USA nel primo conflitto mondiale quando fu riscontrata la presenza di insufficienza mitralica nel 2,5% su un totale di 1,5 milioni di giovani tra 21 e 30 anni. Un'altra grande indagine epidemiologica è stata condotta presso l'Università di Minneapolis tra il 1910 e il 1937 su 30.000 autopsie con un riscontro di insufficienza mitralica nel 2,8% dei casi e di morti per cardiopatia reumatica nel 5,2%. Attualmente nei paesi occidentali le forme degenerative hanno sostituito la cardiopatia reumatica e non più del 20% delle insufficienze mitraliche operate hanno origine reumatica. Si deve pure aggiungere che oggi la chirurgia conservativa delle forme non reumatiche sta modificando la mortalità e la morbilità. Recenti dati mostrano che l'incidenza della degenerazione mixomatica è circa del 45%, la cardiopatia reumatica del 40%, quella ischemica del 10%, l'endocardite del 10% ed altre etiologie incidono per circa il 2%.

 

2. Forme reumatiche

Le forme reumatiche, oggi in minoranza, sono quelle meglio note da un punto di vista anatomico e fisiopatologico e le forme ischemiche e degenerative hanno un’evoluzione meno prevedibile. Negli USA l'epidemiologia dell' insufficienza mitralica a partire dagli inizi del secolo ha visto registrare un progressivo calo della cardiopatia reumatica. In Europa la situazione è abbastanza simile: dal 1860, all’indomani della Rivoluzione industriale e con il sovraffollamento delle zone urbane responsabili di molte vittime dal punto di vista della cardiopatia reumatica, si è passati al periodo successivo alla prima guerra mondiale che ha registrato una netta riduzione della cardiopatia reumatica ancora prima della profilassi antibiotica antistreptococcica. In Italia i dati più attendibili sulla cardiopatia reumatica sono quelli forniti dall’Istituto Superiore di Sanità che mostrano come, sia il numero di decessi assoluti che il tasso standardizzato europeo, si siano ridotti sensibilmente dal 1980 al 1994 (Tabella 1).

 

 

3. Degenerazione mixomatosa

L'incidenza della degenerazione mixomatosa è aumentata negli ultimi anni. Il prolasso valvolare mitralico interessa il 18% della popolazione generale, la degenerazione mixomatosa determina insufficienza mitralica nel 48% dei casi e l' insufficienza mitralica è causata da prolasso mitralico nel 4% della popolazione generale. Viene colpito prevalentemente il sesso femminile, prevalenza che aumenta con l'età nei maschi e si riduce nelle donne (dal 18% <20 anni a meno dell'1% >80 anni). Le complicazioni principali, più frequenti nei maschi e quando l' insufficienza mitralica è associata al prolasso, sono rappresentate dalla rottura di corde nel 6% dei casi, dall'endocardite infettiva nel 7% e dall’ictus nel 4%.

 

4. Forme ischemiche

Le forme ischemiche vengono riscontrate nel 7-31% delle coronografie essendo il 10% dei pazienti, con lesioni coronariche, affetto da insufficienza mitralica, che è di grado medio-severo solamente nel 5% di tali casi. Questa incidenza presenta una relazione inversa con la frazione di eiezione: se questa e >25% viene riscontrata una incidenza del 3,3% che aumenta fino al 43% se la frazione di eiezione è <25%. Particolarmente temibile è l' insufficienza mitralica da rottura di un muscolo papillare che complica l'infarto miocardico acuto nel 1-5% dei casi, esordisce generalmente entro 2-7 giorni ed ha una mortalità del 50-70% nelle prime 24 ore.

 

5. Endocardite batterica

L' insufficienza mitralica da endocardite batterica ha un'incidenza variabile dal 3 al 10% ed è secondaria ad erosione o retrazione dei lembi in seguito alla loro cicatrizzazione o a rottura di corde tendinee.

 

6. Forme rare

Tra le cause di insufficienza mitralica queste incidono per circa il 2%. In questa categoria vanno incluse: 1 ) la calcificazione dell'anulus (dall'8,5 al 10%), patologia sempre di più frequente riscontro sia per il processo di invecchiamento della popolazione sia per le migliorate metodiche diagnostiche; 2) la dilatazione dell'anello mitralico (dal 17 al 25 %) patologia tipicamente associata alla cardiomiopatia dilatativa); 3) la malattia di Kawasaki (dall'1 al 10%); 4) l’endocardite no batterica (dal 10 al 15%).